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Dove l'eco non è spenta
Mostra personale di Antonella De Nisco, 4-25 marzo 2017 presso Spazio ART E' (Via Battaglione Toscano 1/b, Reggio Emilia).

In mostra una ventina di opere tra cui disegni su carta, foto-installazioni, legni dipinti che sono anche i progetti di land art che l'artista solitamente realizza nella natura e sul territorio e le inedite opere di una serie costituita da intrecci simbolici, tessuti/ricamati su yuta/cotone, con pietre e altri materiali che rimandano all'idea di ristoro, riposo, riparo per il corpo, luogo di sosta e sospensione dagli impegni quotidiani.
Scrive del suo lavoro Valeria Zini: "Il fondamento psicologico su cui si eleva il tipo delle individualità metropolitane è l'intensificazione della vita nervosa, che è prodotta dal rapido e continuo avvicendarsi di impressioni esterne e interne [.] Così il tipo del metropolitano si crea un organo protettivo contro lo sradicamento di cui lo minacciano le correnti e i contrasti del suo ambiente esterno". Queste parole del filosofo tedesco Georg Simmel, pubblicate su una rivista berlinese nel 1903, a distanza di oltre un secolo non hanno perduto nulla della loro forza e capacità di diagnosi, che la realtà in cui viviamo non fa che confermare e ingigantire ogni giorno.
Intensità dei cambiamenti, successione continua di stimoli, esposizione a spinte contrastanti, richiesta di prestazioni rapide ed efficaci, estensione ma superficialità dei contatti sono tratti dell'esistenza comune, a cui sembra impossibile sfuggire. Le opere di Antonella ci costringono a interrompere questa corsa e a guardare le cose in un'altra prospettiva: pietre sottratte alla funzione di selciato su cui procedere in fretta e raccolte in sacchi di juta, che possono diventare cippi, sedili, sostegni, o semplicemente evocare un vecchio gioco di bambini ("sacco pieno. sacco vuoto.."); reti che abbracciano immaginariamente rocce naturali come gli scogli o trasformate dalle mani dell'uomo come i monumenti, per unire pur senza annullare le distanze, per gettare un ponte tra entità separate senza tuttavia ridurre a massa indistinta; sezioni di vecchi alberi dove ai segni naturali che la pianta costruisce nel corso del tempo si mescolano altre tracce, altre forme: quelle che, sempre nel corso del tempo, l'artista deposita nella materia.
Forse solo le parole di un poeta sono capaci di esprimere questo incontro:
"Che accadde? La pietra sortì dal monte.
Chi si destò? Tu ed io.
Linguaggio, linguaggio. Stell'insieme. Terr'accanto.
Più povero. Aperto. Natio.
Verso dove s'andava? Dove l'eco non è spenta.
Si andava con la pietra, con noi due.
Cuore e cuore. Trovata troppo pesante.
Diventare più pesanti. Essere più leggeri"
(Paul Celan, La rosa di nessuno)

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