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Dissacra(r)te

Il progetto DISSACRA®TE vuole sperimentare, attraverso lo studio e l’esercizio calligrafico/decorativo sulle immagini, l’evoluzione dell’arte. Dal Doriforo di Policleto ai vestiti della bambola Barbie della Mattel, lontani da feroci interventi dadaisti e surrealisti o dalle suggestioni della bellezza e del fascino, abbiamo tentato la ricerca di qualche verità contro il progressivo fenomeno di svuotamento dell’immagine contemporanea.
Il progetto prevede la realizzazione di una mostra sul lavoro grafico e multimediale prodotto dagli/dalle allieve/i all’interno della scuola e un workshop a cura delle/gli stesse/i realizzato sul luogo con i visitatori.
Non è facile parlare del bello e del brutto e neanche si può tentare di spiegare “cos’è” il bello e il brutto attraverso le immagini certo è che non esiste il pensiero senza le immagini che sono parte della comprensione/memorizzazione.
Le immagini, siano esse auditive o visive, influenzano i nostri processi di pensiero, la nostra capacità di comprendere, di apprendere, di memorizzare. Le immagini possano costituire strumenti efficaci di comunicazione e di ricerca metodo di esercizio. Possono interagire tra loro, farsi dialogo e divenire luoghi di scambio.
“Il nostro bisogno profondo di congiungere etica ed estetica – un bisogno diseducato, dimenticato ma mai completamente morto – chiede inconsciamente di essere alimentato da immagini che lo nutrano inquanto belle o brutte, purchè non indifferenti. Immagini che facciano vivere al dramma estetico la sua vita, che la tragedia faceva vivere insieme a quello etico. Uscendo dal sonno in cui la immergono i passatempi, da una condizione di in-differenza e an-estetizzata, l’anima prima o poi si risveglia e chiede: dov’è il bene e dove il male? Ma anche: dove la bellezza e dove l’orrore estetico, l’oscenità”. Immagini storiche, importanti, conosciute e studiate si mescolano in una rete carica di significati? Costituiscono un punto di incontro? Si può insegnare una disciplina come la Storiadell’Arte rompendola? Non ho verità da insegnare, mi limito ad indagare e compiere ricerche, che le immagini, a volte, rivelano feconde.
L’obiettivo è l’esercizio critico del pensiero: le immagini possono essere snodi del pensiero e strumento di scambio. Abbiamo avuto il coraggio di buttare via proprio le immagini che aspirano all’eternità? Farle passare come la vita e il pensiero che non si arresta mai. Siamo stati capaci di utilizzare l’immaginazione e l’arte di produrre o meglio ri-produrre immagini? Abbiamo rimescolato il presente e il passato. L’immagine/manufatto studiato e forse conservato nella mente dell’allieva/o in modo quasi virtuale è stato metodicamente dissacrato con l’intervento più o meno chiaro della memoria. Per questo progetto didattico si può forse parlare di una possibile interpretazione dell’immaginazione: non una facoltà creativa in senso
proprio, ma un lavoro che vede dialogare le informazioni e restituire una rielaborazione dichiaratamente dissacrante e profondamente trash. “E’ stato detto che la televisione, essendo una delle poche moderne forme d’incontro, è la nuova piazza virtuale. Niente di più falso. La TV è palazzo allo stato puro che si rivolge a quella che un tempo era la piazza – e oggi è quasi nulla – in una comunicazione a senso unico. Un tempo il rischio di una piazza esasperata era tangibile: poteva tirare uova marce contro il palazzo, o addirittura dargli fuoco. Oggi quello che resta della piazza - ribattezzato audience – può solo continuare a ingerire cibo-spazzatura in forma visiva, o staccare la spina.”
In una sorta di scambio continuo le immagini attuali, virtuali del vissuto quotidiano si mescolano con quelle appartenenti al passato studiate dalle/gli allieve/i nelle varie programmazioni annuali. L’esercizio dissacratorio diventa una sorta di mondo parallelo, vivo, presente e legato alla nostra soggettività individuale.
In questa prospettiva potrebbe innestarsi una sorta di ascolto perché nelle immagini prodotte troviamo il mondo degli adolescenti? Il nostro mondo? Certo hanno qualche verità da comunicarci e non sono le immagini della bellezza, perché la bellezza è sicura! Quella “bellezza che salverà il mondo” qui è assente eppure dietro l’ ironia e il sarcasmo ci sono delle verità. Mi chiedo con molta umiltà e curiosità se dietro queste immagini che con semplicità e immediatezza ribaltano il mito la storia, l’estetica ci sia un’aspirazione alla bellezza.
Mi sembra che uno sguardo meno superficiale possa leggere lungo il percorso cronologico delle tante immagini dissacrate delle piccole storie di sofferenza. Un caleidoscopio che attraverso la storia dell’arte rivede con ingenua spontaneità una società che tende all’omologazione, un mondo che si accontenta di consumare tutto abituandosi al brutto. Quasi uno spaccato sociale un’amara risata che rivela il dolore e la fragilità di se stessi e degli altri. Le/gli allieve/i hanno riscritto una storia delle imagini che mi sembra una sperimentale sostituzione della bellezza con l’ironia. Liberi di esprimere un pensiero che non esclude la censura che può e deve creare il tranello. Sono stati capaci di presentarci un orizzonte apparentemente banale eppure sincero e capace di suscitare il nostro affetto, sorriso e brivido. Dissacrazioni capaci di farci sorridere e commuovere creando quell’emozione che può convertire il nostro sguardo; dunque, non proprio quella bellezza capace di convertire il mondo ma almeno di farne percepire il vuoto latente che vorrebbe contaminare tutto. Piccole dissacrazioni capaci di farsi amare; ma non è quando amiamo che vediamo la “vera” bellezza?
Dallo sguardo di dominio e meraviglia che la disciplina voleva impartire dall’alto della sua cattedra abbiamo operato una riconversione che può divenire interrogazione e stupore. Lo sguardo occupandosi di immagini e sensazioni, privo di certezza conoscitiva, ci rivela alcune verità che affiorano dal significato sovrasensibile delle cose della vita.
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