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BARONI RAMPANTI, PICCOLI PRINCIPI E SOGNATORI
Giuseppe Berti

Classificare l'opera di un sognatore sembra essere un'impresa difficile quanto fissare i confini dei suoi stessi sogni, ha scritto qualcuno a proposito di Pessoa, poeta dalle molteplici identità che gli sono servite per dare senso al suo sconfinato mondo interiore.
Così pure, a chi scrive, sembra difficile dare un ordine alle opere di questa sognatrice che è Antonella De Nisco, artista anch'essa dalle molte, poetiche identità che tuttavia si ricompongono in un' affettuosa comunione con la Natura, Dea madre che governa, come sappiamo, i tempi del Cielo e della Terra.
Tempi che, infiniti o rapidi invece come un sospiro, sono però necessari per dare forma e sostanza alle cose: ad un sasso, magari, a una foglia o ad una conchiglia, a tutto ciò, insomma, che è materia, organica o inorganica che sia: è questa, infatti - tanto per parafrasare Shakespeare - la materia di cui sono fatti i sogni di Antonella, quelli che l'artista alimenta attraverso l'arte e le sue creazioni, dialogo affettuoso con la Natura e con le cose piccole e grandi da questa create.
Raccoglie infatti conchiglie e sassi, Antonella, e foglie e rami, e intreccia e tesse lane, corde, arazzi e tessuti per costruire, ad esempio, architetture fatte di aria, case lievissime adatte alla aerea stirpe dei Baroni Rampanti di Calvino: oppure per costruire e cucire scatole il cui interno varia a sorpresa tra micro e macrocosmo, (corredo da viaggio che, forse, non sarebbe dispiaciuto a Saint Exupèry e al suo Piccolo Principe) e libri oggetto, libri/scrittura, diari intimi narrati con penne di luce, e "vestiti\museo" ampi come una stanza, wunderkammer di suggestioni erboree in cui piante ed erbe di campo e profumi rievocano private memorie di luoghi ed eventi.
Sì, lo è stato detto prima, resta difficile classificare le opere di questa artista che ha formato il proprio linguaggio arricchendosi di diverse esperienze, land art, arte concettuale, arte povera, e che crea, con le sue installazioni ambientali, delicate quanto fascinose "utopie" ecologiste.
E proprio per questa ragione lo spazio non è mai violato ed offeso, appare anzi libero da ogni vincolo e da ogni barriera poiché i lavori di Antonella, soprattutto le sue istallazioni, vivono d'aria, di cielo e di terra, vivono di spazio, sono, esse medesime, lo spazio: ove l'artista ci narra di sogni e visioni, di leggerezza e di malinconia, di inquietudini e di lirica, essenziale bellezza.
Così, per concludere, si può ancora una volta citare Pessoa secondo cui "la letteratura, come l'arte in generale, è la dimostrazione che la vita non basta", ovvero che ci deve essere un Altrove dove Baroni Rampanti e Piccoli Principi e sognatori come Antonella De Nisco si incontrano per offrirci, grazie alla poesia, una via di fuga dalla volgare banalità del Quotidiano.





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