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Presentazione del numero 155 di ReggioStoria
intervista a cura di Adriana Toffanetti, venerdì 30 giugno 2017, ore 18.00, Sala del Capitano del Popolo, Hotel Posta, RE con Gianni Dallasta, Patty Calzari, Antonella De Nisco, Adriana Toffanetti, Gabriele Fabbrici, Lino Franzini, Luigi Codemo, Mariachiara Bianchi e Davide Dazzi

Identikit di un'artista reggiana
10 DOMANDE AD ANTONELLA DE NISCO
INTERVISTA a cura di Adriana Toffanetti

La prima mostra
Ripensandoci, non ricordo tanto la prima mostra visitata ma alcune immagini, riproduzioni di opere di Cézanne, poste sul camino della casa di mia nonna. Fin dall'infanzia questi piccoli manifesti che riproducevano le opere: "I giocatori di carte", "Donna con caffettiera", "Natura morta con mele e arance", "La Montagna Sainte-Victoire" (opere eseguite dall'artista tra il 1884/1905), colpirono la mia immaginazione che, solo dopo anni, da giovane studentessa dell'Istituto d'Arte G. Chierici di Reggio Emilia, ho conosciuto e studiato. Queste immagini (insieme all'affetto parentale) mi attendevano ed io tornavo sempre volentieri a rivederle/ritrovarle, hanno accompagnato la mia infanzia e la mia giovinezza fino al momento in cui ho compreso l'enigma e l'attrazione che provavo per questo autore innovativo, complesso e dotato di grande impegno verso il suo lavoro. Amo moltissimo Cézanne, il suo stoicismo nell'affrontare il lavoro d'artista, la sua ostinazione e l'idea di grande serietà che ha affidato all'arte attraverso la sua ricerca.

L'opera più bella della storia
Per una come me, che la storia dell'arte la insegna e la pratica come artista, questa domanda è di difficile. Sono tantissime le opere che amo e che considero fondamentali per la mia formazione o che torno a rivedere durante il corso della mia vita. Ho addirittura realizzato nel 2013, un INGINOCCHIATOIOD'ARTE, oggetto metaforico da collocare davanti alle opere della storia dell'arte che preferisco, questa opera indica quanto l'arte sia spirituale e mantenga sempre un grande potere d'identificazione col nostro vissuto. Se proprio devo citarne una sola, tra le opere che amo, direi la "Crocifissione" di Masaccio del Polittico Pisa, 1426 (oggi conservata Al Museo di Capodimonte di Napoli), in quest'opera si sente il dolore, solo immaginando il volto della Maddalena che, pur voltando le spalle all'osservatore resta così viva, solida e palpitante davanti a noi!

Quella che avrebbe voluto fare
L'installazione "Personnes " di Christian Boltanski del 2010.

Quella che vorrebbe acquistare
"Angelo ribelle su fondo giallo" di Osvaldo Licini del 1952.

Il suo lavoro in tre parole
Come artista non realizzo sculture dentro il paesaggio ma cerco tracce che trasformino lo spazio in scultura.

Progetti futuri
Immagino sempre molto..
Nell'immediato sto preparando "TRA-MARE" installazione e laboratorio poetico, presso l'Eco-Museo del Mare di Palermo e "Spazi alterati" installazione collettiva realizzata con allievi del "Liceo Fanti" e il Comune di Carpi che si concluderà con un video presentato al Festival della Filosofia. Per la Scuola estiva di paesaggio "Summer School Emilio Sereni "Paesaggio, patrimonio e turismo" - IX edizione 2017, realizzerò l'installazione "Nasse" ispirata al paesaggio fluviale delle bonifiche.
Ho iniziato a lavorare ad un libro/catalogo ragionato che ordina e raccoglie opere/installazioni che produco da quasi trent' anni.

Pittura, scultura che cosa hanno in comune
Oggi non è più possibile dividere le tecniche artistiche, il linguaggio dell'arte è ricco di contaminazioni che non possiamo sempre distinguere con precisione. Le opere si staccano dal muro, si spargono come parole e diventano installazioni che includono sia la pittura che la scultura ma anche la fotografia il video ecc. Resta evidente che le tecniche artistiche si legano profondamente alle opere e al periodo storico a cui appartengono. Senza l'invenzione dei colori in tubetto, durante la seconda rivoluzione industriale, gli impressionisti avrebbero faticato a praticare la pittura in plein air! Credo, tuttavia, che sia ancora necessario imparare le tecniche, seguire una formazione pittura/scultura/multimedialità, diciamo una scuola che permetta la conoscenza e l'indagine del proprio sentire attraverso lo studio; bisogna affinare la propria sensibilità verso la materia attraverso il sapere, ricercare sempre, anche con nuove strategie comunicative.

I materiali solidi sono definiti "lenti", come si combina con la dinamica di oggi
Pur avendo vinto un premio come artista-scultrice non lavoro pietre dure ma la pratica manuale è il mezzo, l'intervento operativo attraverso il quale esprimere un pensiero sottile e, a volte, provocatorio. Mi piace lavorare sull'ambiente e con le persone, che diventano così parte integrante dell'opera che realizzo durante i laboratori. L'attenzione, rivolta ad utilizzare le competenze degli uomini e delle donne che mi aiutano è, forse, il nucleo originale e nuovo del mio lavoro. Nei miei laboratori il "fare" serve a capire, cambiare, trasformare lo spazio per arricchire, ritrovare, riconoscere il senso dell'artificiale e del naturale. Si tratta di interventi temporanei perché realizzare l'effimero, il transitorio, comporta quella leggerezza estetica che io vedo come una grande qualità. L'opera scende nei luoghi e miei collaboratori offrono competenze semplici, concrete, si fanno guidare e il mio compito sta nel convincerli a seguire un' idea, una sorpresa in formazione, fermarli prima che il loro fare diventi bricolage, spingerli a creare l'effimero con ironia e affetto dentro un nuovo modo di vedere spazio e luoghi.

Dramma dell'esistenza, piacere del vivere, cosa raccontano i tuoi lavori
La parte più innovativa del mio lavoro è quella che coinvolge persone che, fuori dal sistema dell'arte, fanno un'esperienza di ricerca attraverso gesti accessibili a tutti. Le relazioni, le tattiche, i tempi diventano l'opera stessa. Le infrastrutture, il preesistente, la realtà, anche brutta, può essere arricchita o avere una nuova vita attraverso l'immaginazione che ci disvela i significati nascosti delle cose. Si innescano così importanti fattori di narrazione e l'opera si apre, diventa fluida, fuoriesce dall'esperienza estetica classica o figurativa per ospitare dentro di sé l'interazione con l'ambiente, con nuove forme di soggettività e nuovi contesti vitali. Mi piace immergermi nel contesto, immaginarlo mio fratello attraverso una sperimentazione pratica, sentirmi tra le cose, cercare in esse quel piccolo segno che mi sveli il mondo, stendere un filo nello spazio, - via di salvezza, espansione, ascolto di quel grande libro che è l'umanità -.

Materia e spirito: il suo rapporto con il sacro
Credo di poter affermare che esiste un intento sottilmente pedagogico nel mio lavoro artistico proprio nel coinvolgimento delle persone che vi partecipano e operano attraverso laboratori dall'intento educativo che ho ultimamente definito "didattica dell'anima".
Le molte sperimentazioni realizzate negli anni sono esercizi e modi di intervenire negli spazi che nascono dalla teoria dell' "arte clandestina", messa a punto con l'architetto Giorgio Teggi e praticata negli anni novanta con interventi di modificazione artistica celata dall'architettura. In seguito, sono passata alla produzione effimera di tane, lunghe onde, ideali orizzonti tessuti, nuovi angoli visuali, riposatoi e cieli intrecciati con scarti della natura, materiali deperibili e di recupero ma capaci di creare relazioni nei/fra i luoghi, riposo, sguardo, memoria e, credo, rispetto per il paesaggio. Il mio lavoro artistico, forse, ritorna sempre a quel tesoro infantile di tempo e sogni, fatto di orti e di capanne, che ho costruito da bambina e non ho mai dimenticato.
Materia e spirito: la produzione artistica RIPArami, sia su legni dipinti che nelle installazioni ambientali, alla ricerca di protezione, ascolto verso noi stessi e il creato.







 
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